I Sentieri del Moro


    Storia e tradizioni


Il Moro del Sillico

Il Moro del Sillico

Il "Moro del Sillico" è indubbiamente il sillichino più famoso di tutti i tempi, sebbene la sua fama sia frutto di attività non sempre legittime e dalla fortuna/sfortuna di aver incontrato il poesta Ludovico Ariosto come governatore della Garfagnana Estense. Giuliano, così si chiamava "il Moro", fu infatti uno dei banditi più temuti della zona e la sua origine sillichina gli valse la libertà più volte dopo che l'Ariosto lo fece arrestare. Tutto ciò perchè Sillico e i suoi abitanti godevano di particolari attenzioni presso il Duca d'Este in quanto prima comunità della Garfagnana a chiedere di passare nel ducato. Ecco che la frustrazione dell'Ariosto compare in una serie di lettere in cui il governatore, non certo felice di tale incarico, lamenta il fatto che i suoi sforzi per arrestare il temibile bandito erano vanificati da una sorta di "indulto permanente" nei confronti dei sillichini. Nel tempo la figura del Moro è stata variamente romanzata nei racconti popolari ed oggi è visto come una sorta di Robin Hood, un bandito buono più vicino alla popolazione locale di quanto non lo fossero i governanti. Le lettere dell'Ariosto sono conservate in copia a Palazzo Carli.

Perché I Sentieri del Moro? Fin dalla fase di progettazione, nell'ormai lontano 2006, fu chiaro a tutti che le gran parte delle vecchie strade comunali e vicinali su cui si sviluppano i sentieri furono utilizzate dal Moro del Sillico. Si è così deciso di dedicarli a questo personaggio locale.

Link di approfondimento esterno - Le Lettere di Lodovico Ariosto (versione integrale).

Link di approfondimento esterno - Obiettivo Dieci e la festa dedicata al Moro.


Mestaine e Marginette

"Mestaine" e "Rogazioni"

Lungo le antiche vie dell'Appennino Lucchese era consuetudine erigere edicole votive localmente dette maestaine (o mestaine o immaginette o marginette). I luoghi prescelti erano generalmente gli incroci, luoghi in cui si pensava vi fossero le divinità. Oltre al motivo di culto ve ne era uno più pratico, cioè quello di indicare la strada ai viandanti. Le maestaine erano costruite anche intorno ad una proprietà o a un paese e servivano, oltre che da "protezione" religiosa, a delimitarne i confini. Fin dall'epoca romana queste "maestà" erano visitate con regolarità con vere e proprie processioni dette "rogationes". Il cristianesimo fece proprie le "Rogazioni" che si svolgevano in primavera e servivano per chiedere la grazia a Dio e alla Madonna per un abbondante raccolto, oltre alla protezione dalla fame, dalle malattie e dalle guerre. A Sillico le "rogazioni" si sono tenute fino agli anni '70 del secolo scorso e uno dei sentieri è stato dedicato proprio a questo rito poiché raggiunge una delle "stazioni" poste nel bosco.

Si suonano le campane durante una festa religiosa

Suonare le campane

In un epoca in cui molti campanili hanno campane mosse con automatismi o terribili altoparlanti che diffondono registrazioni, a Sillico nei giorni di festa, prima o durante la messa, al termine di celebrazioni religiose e in altri momenti importanti tre uomini sfidano le oscillazioni del campanile per suonare le campane. Il risultato è un suono armonioso che nasce da sguardi che si incrociano in momenti di grande sforzo. Uno spettacolo che questo borgo e le sue genti sanno offrire al mondo.

La filarmonica G. Verdi

La filarmonica G. Verdi

La Garfagnana, è pervasa da un'innato amore per la musica che si esprime nel fenomeno delle "bande musicali". Alcune hanno una storia secolare ma raccolgono con insolita facilità giovani e ragazzi che condividono con i più grandi la gioia della musica. E' una strana continuità generazionale che regala emozioni durante cerimonie e manifestazioni e che riempie di note molti borghi durante le prove serali. A Sillico la Filarmonica Giuseppe Verdi è una vera e propria istituzione. E' nata ufficialmente nel 1908 anche se la sua storia inizia nel 1897, quando sette giovani amanti della musica, per divertirsi e far divertire, iniziarono a suonare degli strumenti a fiato in ottone, costituendo una piccola fanfara, segno evidente della notevole «verve inventiva» del paese. Questo gruppo crebbe ma la svolta si ebbe nel 1907 quando fu inviato parroco nel paese di Sillico don Giovanni Ferrari. Don Ferrari, infatti, conosceva la musica e iniziò a insegnarla a coloro che già suonavano e ad altri giovani, costruendo in pochi mesi un complesso musicale che si dette un suo statuto e si chiamò: «Filarmonica Giuseppe Verdi». Nel 1920 la filarmonica partecipo' ad un concorso fra le bande garfagnine aggiudicandosi il secondo posto. Da quel giorno la Filarmonica poté fregiarsi del titolo di «Premiata». Oggi la banda, che ha festeggiato nel 2008 i 100 anni di attività ininterrotta, ha un organico di 35 persone, molte delle quali, originarie di Sillico, non abitano più nel paese, ma ci ritornano per suonare nelle occasioni più importanti.

La carbonaia

La carbonaia e il carbonaio

Il carbone da legna un tempo era un combustibile di grande importanza. Quello del carbonaio era un mestiere remunerativo ma duro e difficile. Si doveva trovare il delicato equilibrio tra una combustione necessaria per trasformare il legno in carbone e una combustione troppo "vivace" e tale da distruggere l'intera carbonaia con grandi fiamme. La costruzione della carbonaia iniziava piantando sul terreno al centro della "piazza carbonaia" alcuni pali (le "pertiche") al fine di formare un cilindro largo circa 30 centimetri che funzionava da camino. Il legno preventivamente appezzato dai boscaioli veniva disposto a strati attorno al camino ("volgitura"). Ogni pezzo era sistemato con la parte più grossa in basso per dare una graduale inclinazione verso il centro. Alla fine la carbonaia assumeva la caratteristica forma a cupola e veniva coperta con rami freschi e foglie umide. Questo strato era ulteriormente coperto con zolle di terra. Gettando dei tizzoni accesi attraverso il camino si accendeva la carbonaia. Notte e giorno, per quasi tre settimane, il fuoco veniva alimentato e controllato (temperatura costante tra 350-450°C) fino a concludere la carbonizzazione. Dall’odore e dal colore del fumo i carbonai capivano il grado di evoluzione della carbonaia. Terminato il processo si toglieva la camicia di terra e si spargeva il carbone tutto intorno al perimetro della piazza. Successivamente veniva imballato in grossi sacchi per essere venduto. Un tempo le carbonaie fumavano nei boschi di faggio posti sopra Capraia e un sistema di teleferiche assicurava la discesa a valle del carbone.

I frutti del castagno

L'albero del pane

Da circa mille anni i documenti attestano la coltivazione del castagno in valle del Serchio e Garfagnana. Sillico è una delle località della valle più rinomate per la produzione di "Farina di Neccio", cioé della farina ottenuta dalla molitura delle castagne essiccate. Parlando con i residenti, quando li sentirete dire "vado nella selva" potete stare sicuri che partono per il castagneto. Lì, secondo la stagione, si dedicheranno ad una delle tante operazioni necessarie per meritare l'appellativo di "bruggi", cioé bruchi, che veniva riservato ai sillichini in passato. Era un vero complimento poiché dai paesi vicini si vedevano i castagneti sempre ben puliti. Una condizione essenziale per raccogliere le castagne destinate all'essiccazione. Oggi la situazione è un po' cambiata, ma molti castagneti sono ancora coltivati e appaiono come un vero e proprio "giardino". In Palazzo Carli, nel centro del paese, troverete una mappa che vi indicherà la posizione dei castagneti più belli. Lungo il Sentiero dei Metati incontrate i più rappresentativi.

Link di approfondimento esterno - Adotta un castagno.

La tosatura delle pecore di razza Garfagnina a Cerasa

La pastorizia

Fino a pochi anni dopo la Seconda Guerra Mondiale la maggior parte delle famiglie aveva alcuni animali. Quasi tutte le famiglie avevano una vacca da latte, molte avevano un gregge più o meno grande. Alcune famiglie, soprattutto nella zona di Capraia, avevano greggi molto numerose. Oggi la situazione è molto cambiata e gli allevatori si contano sulle dita delle mani. Tuttavia, da alcuni anni è in corso un progetto di recupero della pecora di razza Garfagnina che proprio in Sillico, Capraia e Cerasa trova il proprio fulcro. L'obiettivo è quello di tornare ad avere un nucleo di pecore in purezza genetica e di riattivare sia la filiera del formaggio, mai sopita nonostante la sostituzione delle pecore originarie con quelle di razza massese, sia quella della lana, tradizione che si era ormai persa.

Mappa di comunità: gli elementi identitari del paesaggio della dorsale di Sillico

I paesaggi identitari
di Sillico

Nell'anno 2009 il Land Lab della Scuola Superiore Sant'Anna di studi universitari e perfezionamento ha svolto una ricerca sulla comunità di Sillico per identificare e mappare i "paesaggi identitari". Si tratta di un tentativo di identificare il modo con cui la comunità locale attribuisce un valore al proprio territorio e alle sue trasformazioni. La mappa fornisce indicazioni sulla posizione di quei luoghi che oggi "riassumono" determinati valori identitari. Si tratta di elementi come il castagneto, la vigna, il bosco che oggi possiamo ammirare in luoghi fortunati che sono sfuggiti all'abbandono per merito della stessa comunità. Nella mappa ogni elemento è descritto con le parole dei residenti nel borgo di Sillico, cercando di cogliere i valori affettivi più che gli aspetti tecnici.

La mappa si trova nella Mostra di Palazzo Carli ma se sei interessato puoi scaricarla cliccando qui. Il retro della mappa contiene informazioni di maggior dettaglio sullo studio: per scaricarlo clicca qui

Link di collegamento esterno - scarica il poster presentato a "Ettaro Zero"

Registrazione di un programma televisivo con gli anziani del paese di Sillico

Le Terre del Moro e i media

Le Terre del Moro (Sillico, Bargecchia, Capraia, Cerasa) sono frequentemente al centro dell'interesse dei media. Sia le televisioni, sia la carta stampata (anche straniera) hanno dedicato in questi anni diversi servizi. I sillichini sono sempre aperti e disponibili a queste iniziative, consapevoli anche del valore delle proprie testimonianze.

Vedi il servizio dedicato a Cerasa da Melaverde
Vedi il servizio di "Obiettivo Dieci" sulla festa dedicata al Moro.





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